Ho firmato la prefazione di La Zabariona ritrovata, il libro di Andrea Casadio pubblicato da Il Ponte Vecchio, con un saggio introduttivo di Eraldo Baldini.

Una voce dentro il mio percorso.
Per me il nome Zabariona è parte del lavoro quotidiano: è il nome della mia osteria e un richiamo alla memoria di Ravenna. Partecipare a questa pubblicazione mi permette di portare in un progetto editoriale lo sguardo con cui accolgo, cucino e racconto la mia terra.
Il contributo al volume si inserisce nel mio percorso di conoscenza e divulgazione della cucina romagnola. Una cucina che cerco di comprendere anche attraverso i luoghi, le persone e le abitudini che l’hanno accompagnata.
DAL TESTO ORIGINALE
Tre passaggi dalla prefazione.
I brani che seguono sono estratti autentici della prefazione firmata da Andrea Rondinelli.
«Sapevo però che quel nome portava con sé il peso e il profumo di un pezzo di Ravenna che non volevo lasciar svanire. Ho scelto quel nome perché cercavo qualcosa di vero.»
«L’osteria in Romagna non è mai stata solo un posto dove mangiare. Era il salotto del popolo, il luogo dove si formava il carattere e si imparava la vita.»
«Questo è il senso del mio lavoro di ristoratore e di divulgatore: tenere vivo un filo che collega i piatti dei nostri bisnonni ai romagnoli di oggi.»
Andrea Rondinelli · Prefazione
Il libro e la ricerca.
Attraverso le fonti d’archivio, Andrea Casadio ricostruisce l’identità della Zabariona raccontata da Olindo Guerrini. La sua ricerca la identifica in Antonia Venturi e corregge la precedente attribuzione a Rosa Betti. Il volume apre così una prospettiva sulla storia delle osterie e sulla vita popolare di Ravenna.
La presentazione all’Osteria.
Il 6 ottobre 2026 abbiamo presentato il libro all’Osteria dalla Zabariona. È stata un’occasione per portare il racconto storico nel luogo in cui ogni giorno lavoro con la cucina e l’ospitalità.
