Andrea RondinelliOSTE · ROMAGNA

VINI DI ROMAGNA · ROSSO

Centesimino. Una storia faentina da versare nel calice.

Ci sono nomi che fanno cominciare una conversazione prima ancora di aprire la bottiglia. Centesimino è uno di questi. Ti viene da chiedere chi fosse, dove abitasse, come il suo soprannome sia arrivato su un’etichetta. E così dal bicchiere ci spostiamo nelle colline di Faenza.

Prima dell’uva, una persona.

Il nome ricorda Pietro Pianori, soprannominato Centesimino, e il suo podere Terbato. Le ricostruzioni locali seguono il passaggio di materiale vegetale fra poderi e famiglie. È una bella maniera di guardare un vino: ricordare le persone che hanno contribuito a renderlo ancora coltivabile e riconoscibile.

Nella storia compare anche una vite in un cortile di Faenza, scampata alla fillossera, dalla quale sarebbero state ricavate le marze. La scheda regionale presenta questa derivazione come un’ipotesi. La racconterei conservando quel condizionale: la memoria ci porta vicino a un luogo, la ricerca ci aiuta a capire che cosa possiamo affermare.

Savignôn rosso: un nome da chiarire.

Nelle campagne il Centesimino era conosciuto anche come Savignôn rosso. Quel nome non ci autorizza a considerarlo un Sauvignon diventato rosso: i nomi locali seguono somiglianze e abitudini che non coincidono necessariamente con l’identità della vite. Il riconoscimento moderno della varietà risale al 2004.

Per me divulgare la Romagna significa anche fermarsi su questi particolari. Una parola può conservare una storia preziosa e creare un equivoco. Spiegarla con calma ci permette di tenere insieme il gusto, la memoria e quello che oggi sappiamo dell’uva.

Se senti la rosa, aspetta ancora un sorso.

Il richiamo floreale, anche alla rosa, è uno dei caratteri descritti per il Centesimino. Un naso intenso può ricordarci qualcosa di dolce; il vino, però, può essere secco. Per scegliere il piatto bisogna passare dal profumo al gusto e osservare freschezza, tannino e calore.

La DOC Romagna contempla il Centesimino nella sottozona Oriolo, anche come riserva, passito e spumante rosato, con almeno il 95% della varietà. Sono interpretazioni differenti. Il nome Centesimino da solo non basta a dirci se la bottiglia abbia bollicine, come sia stata affinata o quanta dolcezza mostri.

Lo porterei accanto al coniglio alle erbe.

Con un Centesimino secco proverei il coniglio al tegame alle erbe. Cercherei un vino dal tannino composto, capace di accompagnare il profumo della preparazione. Oppure una pasta al ragù di intensità media: quando il condimento è misurato, anche il vino deve lasciare spazio alla pasta.

Per un passito valuterei l’abbinamento da capo. Dolcezza, acidità e intensità del dessert contano più dell’appartenenza alla stessa terra. Persino il cioccolato, spesso chiamato in causa con i rossi da appassimento, cambia moltissimo secondo cacao, zucchero e consistenza. Il territorio suggerisce l’incontro; assaggiare ci dice come proseguirlo.

LE MIE PROPOSTE A TAVOLA

Centesimino: gli abbinamenti da cui partirei.

  • Coniglio al tegame alle erbe

    Con una versione secca cercherei un accordo fra i profumi e un tannino composto.

  • Pasta al ragù

    Un condimento di intensità media lascia spazio al carattere del vino.

  • Piadina e salumi poco stagionati

    Proverei una bottiglia agile, verificando l’effetto del sale sul tannino.

Idee di abbinamento da verificare con la ricetta e la singola bottiglia.

Dietro il nome di un vino può esserci una persona che merita di essere ricordata. Nel Centesimino la curiosità per quella persona ci accompagna fino a Oriolo, e poi di nuovo a tavola.

Ancora una domanda?

Il Centesimino è un vino dolce?

Può esistere in interpretazioni diverse. Il profumo floreale non dimostra la presenza di zuccheri: occorre leggere la tipologia e assaggiare la bottiglia. Un Centesimino secco e un passito chiedono abbinamenti differenti.

Perché si chiama Centesimino?

Il nome ricorda Pietro Pianori, detto Centesimino, legato al podere Terbato e alla diffusione della varietà nel Faentino. La derivazione da una vite in un cortile faentino rimane un’ipotesi nelle fonti regionali.

Fonti e approfondimenti

Racconto e proposte di abbinamento a cura di Andrea Rondinelli. Per identità dei vitigni, denominazioni e territorio, i riferimenti sono raccolti qui. Revisione editoriale: 17 ottobre 2026.

  • Repertorio della Regione Emilia-Romagna: Centesimino ↗

    Scheda varietale: identità, nomi, ricostruzione storica e caratteri della vite. I racconti indiretti conservano il loro grado di incertezza.

  • Disciplinare Romagna DOC ↗

    Testo pubblicato dal Consorzio con modifiche fino al 26 maggio 2022: tipologie, composizione e allegati delle sottozone. Non è presentato come una ricostruzione completa degli aggiornamenti successivi.

  • Associazione Torre di Oriolo: biodiversità ↗

    Memoria territoriale su Pietro Pianori e Terbato; i racconti sulla vite del cortile sono confrontati con il repertorio regionale, senza assumere come certa la sopravvivenza grazie alle mura.

Gli abbinamenti e le temperature sono suggerimenti da adattare alla ricetta, alla bottiglia e alle indicazioni del produttore. Non implicano una consuetudine storica, né la presenza di piatti o vini nel menu attuale dei locali.

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